p[ i] @ Centro Culturale Candiani – Mestre

19 Maggio 2012

Venerdì 25 maggio dalle ore 17:30
Centro Culturale Candiani – Mestre

Il circolo UAAR di Venezia mi ospiterà venerdì 25 maggio ad uno degli incontri della serie “Le strade della Ragione”. Parlerò della mia visione artistica,
concentrandomi sulla dimensione ateo-razionalistica del mio fare musica. Coglierò l’occasione per presentare il nuovo disco, di cui sto completando le ultime canzoni.

Presentazione dell’evento, a cura di Cathia Vigato
Quando il rock è cognitivo
Paolo Ferrarini non si definisce un musicista in senso stretto ma un ricercatore di linguistica e di scienze cognitive. Chi ha avuto il piacere di ascoltare il suo album, Paradigmi Gnoseologici, può godere però di musica davvero coinvolgente e densa e di una interpretazione vocale di alto livello, oltre che di testi mai scontati che inducono a riflessioni sociali e filosofiche. La lingua, il linguaggio, è l’oggetto di ricerca di Paolo ed essa si coniuga con la musica in livelli espressivi di grande portata. Le parole non rappresentano solo cose ma anche concetti, astrazioni e noi pensiamo con le parole che conosciamo, non possiamo fare altrimenti. Dunque il vocabolario che ci è insegnato, con tutti i concetti evocativi di cui è impregnato relativi alla cultura di appartenenza, è molto importante, non solo per rapportarci ai nostri simili, ma anche per conoscere noi stessi. Lo sanno bene i mistificatori di coscienze che usano alcune parole riempiendole di significati emotivi e simbolici, e svuotano, nel contempo, il vocabolario di altre parole, troppo pericolose, troppo libere. Anche le religioni hanno un preciso e singolare vocabolario fatto di termini spesso idealizzati che rimandano all’ultraterreno. Il termine dio, ad esempio, è pura astrazione che si può riempire di vari contenuti a seconda della fede professata. Ecco che allora diventa importante capire come vengono educati i bambini, a quali e quante parole e valori vengono iniziati. Uno dei pezzi per me più belli e interessanti dell’album è proprio “Archeologia della mia infanzia”, dove la critica del cantautore entra nel vivo del problema dei ricordi collegati alle parole e alla formazione di un sé che è in grande parte succube degli insegnamenti linguistici ricevuti. Uno sguardo e un orecchio attento quello di Paolo Ferrarini, al quale piace molto viaggiare, probabilmente per annotare similitudini e differenze di linguaggi e di culture. Siamo riusciti a fermare per qualche ora al Candiani, a Mestre, questo giovane talento, questo artista che compone musica, testi, grafica e che è anche un ottimo fotografo e chissà quant’altro. Venite a sentirlo, ci argomenterà su Ateismo e Arte, “”l’a[r]teismo…”, ovvero la musica come militanza ateo-razionalista”, sono sue parole. Questo artista saprà coinvolgerci con la sua simpatia, le sue considerazioni e le sue performance musicali. L’incontro sarà anche l’occasione per presentare, in anteprima, i contenuti del suo nuovo disco che avrà come filo conduttore la filosofia della scienza. Dunque Paolo ci ha preparato un vero spettacolo, quello della sua intelligente creatività, che lui chiama, con semplicità, “rock cognitivo”.

SANDANSKI at Torino International Gay and Lesbian Film Festival

23 Aprile 2012

Martedì 24 aprile Sandanski, il videoclip dell’omonima canzone tratta dal mio primo album Paradigmi Gnoseologici, sarà proiettato nella sezione Binari/Cortometraggi del prestigioso Festival Internazionale del Cinema Gay e Lesbico di Torino.
Sarò presente in sala anch’io con gli attori principali del video per presentarlo al pubblico.

Decadent Muse – Première UAAR

29 Marzo 2012


30 marzo 2012, a partire dalle ore 17:00. Première di Decadent Muse, il video che accompagna il nuovo brano Totgeschlagen Totgeschwiegen, anticipo dell’album in produzione. L’evento sarà ospitato dal circolo UAAR di Venezia presso il Centro Culturale Candiani di Mestre in occasione del pomeriggio di premiazione delle foto e delle poesie partecipanti ai rispettivi concorsi.

In questo video ho voluto raccontare attraverso il rapporto di una madre con il figlio i meccanismi con cui si perpetua la sofferenza psicologica nelle persone. E’ quindi principalmente un video sul dolore, che accompagna una canzone concepita come l’elaborazione musicale di un pianto interiore inesprimibile concettualmente.

Sandanski Videoclip

27 Novembre 2011

E’ disponibile su Youtube il mio videoclip per Sandanski, una delle canzoni più intense e più apprezzate di “Paradigmi Gnoseologici”.
In questo video, che mantiene gli elementi di sensualità e simbolismo di altri lavori come “Gravità”, mi sono ispirato al fuoco per raccontare una storia di discriminazione e sofferenza psicologica il cui tragico epilogo è tratto da un fatto di cronaca che purtroppo abbiamo già avuto modo di sentire.
Con: Andres Antonio Rodriguez Mendez, Antonio Augelli, p[ i], Claudia, Mavj, Renato
Regia e realizzazione: p[ i], Sebastiano Montresor.

GUARDA IL VIDEO e commentalo/condividilo su Youtube.

E’ online anche un video con alcune riflessioni in cui ho approfondito gli argomenti del videoclip (sottotitoli in italiano e inglese).

GUARDA LA PRESENTAZIONE e commentala/condividila su Youtube.


Jessica @ Concerto per la pace

31 Maggio 2011

In contemporanea a Laik-A Music, il 3 giugno, chi non ha modo di essere a Venezia potrà ascoltare Jessica, la voce più bella e straordinaria che negli anni abbia solcato le mie registrazioni e integrato le mie performance dal vivo, che si esibirà dalle ore 18:00 ad un lodevole evento per la pace a Villa Buri a Verona. Interpreterà tra l’altro alcune sconvolgenti canzoni di Lisa Gerrard e naturalmente i suoi cavalli di battaglia dei nostri concerti, tra cui la canzone per la pace per eccellenza “Milla al Cotel”, che è forse il brano più amato tratto da Paradigmi Gnoseologici.

p[ i] @ LAIK-A MUSIC

29 Maggio 2011

VENERDI’ 3 GIUGNO – FORTE DI CARPENEDO (MESTRE)
Una pionieristica giornata di musica e interventi dal palco organizzata dal fantastico gruppo giovani del circolo UAAR di Venezia. Un evento fresco, inedito, che piacerà a ragazze e ragazzi che oltre a divertirsi sanno pensare fuori dal gregge. Mi affiancherò a organizzatori e altre band locali per parlare di ateismo, coniugandolo con la dimensione etica e soprattutto artistica della vita! Per chi mi segue sono lieto di annunciare che presenterò per la prima volta sul palco il pezzo rock che molti di voi mi hanno sempre chiesto di registrare: TRY.
Non mancate!

p[ i] @ Concorso Fotografico Liberi di Non Credere

22 Marzo 2011

Venerdì 25 Marzo, a Mestre presso il Centro Culturale Candiani alle ore 17.30,
PREMIAZIONE E PROIEZIONE delle foto inviate al
CONCORSO FOTOGRAFICO “LIBERI DI NON CREDERE”

INAUGURAZIONE della Mostra che resterà aperta fino al 1° Aprile al 4° piano del Candiani.

Importante appuntamento venerdì al Candiani per la proiezione e la premiazione delle foto che sono state inviate al nostro concorso fotografico on line “Liberi di non credere”. Vedrai delle immagini molto significative, a volte ironiche e irriverenti, che hanno colto il senso del concorso, ideato per rappresentare e denunciare le superstizioni, le discriminazioni, le violenze e le ingerenze delle religioni in ambito sociale, ambientale e scientifico. Conosceremo gli autori degli scatti, le motivazioni della giuria sulle foto premiate, gli organizzatori che in tutti questi mesi hanno lavorato per la realizzazione del concorso, e infine, godremo anche di una piccola sorpresa musicale. Sei invitato!

“In un mondo senza Dio” – Genova, 5-8 maggio 2011

10 Marzo 2011

UAAR; Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
EHF/FHE: European Humanist Federation – Fédération Humaniste Européenne

Genova, 5 – 8 maggio 2011

presentano il convegno internazionale

In un mondo senza Dio (In a Godless World)

PROGRAMMA SINTETICO DEGLI APPUNTAMENTI
Giovedì 5 maggio
17.00-20.00: Consiglio d’Amministrazione della EHF-FHE (Hotel Astoria)

Venerdì 6 maggio
9.00-12.30: EHF-FHE incontra le associazioni membri (Palazzo Ducale – sala Camino)
14.30: saluto della Sindaco (Palazzo Tursi)
15.00-17.00: EHF-FHE General Assembly (Palazzo Tursi)
17.00-17.30: Consiglio d’Amministrazione della EHF-FHE (Palazzo Tursi)
18.00: IN UN MONDO SENZA DIO: LE SUE BASI MORALI E COME DISCUTERNE (Palazzo Ducale – sala del Maggior Consiglio). Con Piergiorgio Odifreddi e Telmo Pievani. Modera Raffaele Carcano (segretario UAAR).

Sabato 7 maggio:
15.00: VIVERE IN UN MONDO SENZA DIO (sala del Maggior Consiglio – Palazzo Ducale). Con Enrico Bellone, Taslima Nasreen, Paolo Flores D’Arcais, A.C. Grayling. Modera David Pollock (presidente FHE-EHF). Traduzione simultanea.

Domenica 8 maggio:
10.00-12.00: L’ETICA DELLA RESPONSABILITA’ (Palazzo Ducale – Sala delle Letture Scientifiche). Workshop sull’assistenza morale non confessionale. Con Laura Balbo, Carlo Flamigni e Freddy Boeykens (presidente degli European Humanist Professionals). Con traduzione simultanea.
18.00-20.00. PENSARE E AGIRE IN UN MONDO SENZA DIO (Politeama Genovese). Con Margherita Hack e Giulio Giorello. Modera Valerio Pocar.

Gent Charter in defense of Iraqi Academia – International Seminar

10 Marzo 2011

International seminar on the situation of the IRAQI ACADEMICS
Defending education in times of war and occupation

The aim of the seminar is to draw international attention to the ongoing criminal violence against Iraqi academics, to situate this violence within the wider dynamics of the ongoing occupation of Iraq, and to work towards practical remedies.

Under US occupation, Iraq’s intellectual and technical class has been subject to a systematic and ongoing campaign of intimidation, abduction, extortion, random killings and targeted assassinations. Running parallel with the destruction of Iraq’s educational infrastructure, this repression has led to the mass displacement of the bulk of Iraq’s educated middle class. The consequences for Iraq’s social, economic and political reconstruction are grave.

Now, in the eighth year of a US occupation that shows few signs of ending, the BRussells Tribunal and the Middle East and North Africa Research Group (MENARG) of the Ghent University call for renewed attention to the situation of Iraqi higher education and academic life, stressing its importance to the rebuilding of the country, and the well-being of its people.

This seems particularly urgent given the devastating impact of the occupation upon key sectors such as higher education and research.

Perché sono ateo e non agnostico

23 Novembre 2010


“Gli atei sono credenti: hanno fede nella non esistenza di [dio]”. “Di [dio] non si può dimostrare né l’esistenza né la non esistenza”, dice un agnostico. E sottolinea come questa sia l’unica posizione veramente logica, razionale e tenibile su questo argomento. Come ateo, spesso mi trovo a dovermi giustificare o difendere di fronte a argomentazioni simili a queste. Ho pensato allora di formulare nero su bianco una delle possibili risposte che esprimono il mio pensiero.

La sospetta ineccepibilità, ai limiti della tautologia, di queste constatazioni, mi fa pensare a volte che chi le afferma si ostini a usare esclusivamente la metà sinistra del proprio cervello, quella che formula giudizi puri, logici, astratti, lineari, analitici, tralasciando di allargare la propria visione e il proprio giudizio in modo da applicare utilmente anche al concetto di [dio] gli stessi criteri di verità che si applicano sostanzialmente a qualsiasi altro argomento. Trovo ingannevole, fuorviante, affrontare l’argomento [dio] all’interno di categorie di dimostrabilità o non dimostrabilità, anche se, trattandosi in fin dei conti di una rappresentazione del cervello umano, comprendo la tentazione di approcciarlo a mo’ di teorema matematico. Se si vuole discutere di qualcosa che avrebbe esistenza anche al di fuori delle facoltà astrattive delle mente, il discorso va allargato però agli altri criteri con cui ognuno di noi accetta una qualsiasi proposizione come vera. Se ci pensiamo, del resto, la stragrande maggioranza delle cose che concepiamo come fattuali, reali, empiricamente vere, non necessitano di alcuna “dimostrazione”. Lo stesso dicasi per tutto ciò che consideriamo senza ombra di dubbio fittizio, inventato, posticcio, falso.
Un classico esempio, buono per questa stagione: Babbo Natale. Si può essere agnostici rispetto alla figura di B.N.? Ma certo. Se ci ostiniamo a basare il nostro giudizio sul criterio di dimostrabilità, le cose che si possono dimostrare su B.N. sono queste: a) che è una leggenda inventata per premiare, punire, distrarre, divertire i bambini; b) che i genitori una volta all’anno fanno regali ai propri figli usando il franchise di B.N.; c) che a Rovaniemi un signore travestito da B.N. si guadagna da vivere facendo foto con i bambini in braccio; d) che molti barbuti cloni si trovano in giro per tutto il mondo nel periodo natalizio. Nessuna di queste conoscenze, tuttavia, comprova logicamente la non esistenza di B.N., che potrebbe idealmente, astrattamente, magicamente coesistere con il resto dei fatti noti su di lui. Un agnostico rispetto a B.N. dovrebbe dire proprio questo. È chiaro però che si tratta di un caso limite, che tira per i capelli qualsiasi definizione di ciò che vogliamo concepire come vero: quindi è evidente che non è su considerazioni puramente logiche che si fonda il nostro “ateismo” nei confronti del vecchio vestito di rosso, bensì sull’accettazione del fatto che tutto ciò che si sa a riguardo è ragionevolmente sufficiente ad escludere bizzarre ipotesi magiche o soprannaturali. In altre parole, accettiamo che ciò che già sappiamo essere parto della fantasia non abbia un’esistenza indipendente dalla nostra immaginazione, e non diciamo di “avere fede” nella non esistenza di B.N. solo per il fatto che nulla può dimostrarne la non esistenza nel modo in cui si dimostra un teorema di geometria.

La domanda è, perché lo stesso non dovrebbe valere anche per [dio]?
Forse un tempo [dio] costituiva un “mistero”, al di là di qualsiasi considerazione possibile al di fuori di una certa onanistica speculazione metafisico-scolastica. Questo nell’antichità, o nel medioevo. Ma oggi sull’argomento si possono dire moltissime cose interessanti e sufficientemente ragionevoli per non essere costretti a fare ingiustificati “salti ontologici”, che poi esistono solo nella mente di chi ama concepirli. Dio può essere spiegato da moltissime prospettive. Linguisticamente, come una metafora senza referente; cognitivamente, come un epifenomeno della naturale tendenza del cervello umano a trovare finalità e disegni anche dove non ci sono; evoluzionisticamente, come un meme-virus che si diffonde da un cervello all’altro perché in passato ha dato qualche vantaggio evolutivo, o semplicemente perché abbastanza forte per sopravvivere; sociologicamente, perché questa idea si è rivelata utilissima per il controllo delle masse e i privilegi di chi la amministra; storicamente, perché sappiamo tracciare come l’idea di [dio] sia emersa e si sia sviluppata nella specie umana per riempire i buchi di conoscenza e avere meno paura dell’ignoto; psicologicamente, perché conosciamo l’importanza della copertina di Linus o dell’amico invisibile per sentirsi meno soli o meno deboli e disperati nei momenti di crisi. Eccetera.
A tutto questo si può aggiungere anche che ogni singola nozione e informazione che ci è stata passata sulla religione non proviene né direttamente da un [dio], né da una nostra esigenza istintiva, ma dall’instillazione perpetrata da tradizioni di famiglia mai messe in discussione e da istituzioni le cui menzogne, contraddizioni e distorsioni – quelle sì – sono state ampiamente dimostrate o, meglio, documentate.
Tutto ciò basta a dimostrare la non esistenza di [dio]? Un agnostico direbbe di no, perché questo ipotetico [dio] potrebbe logicamente esistere nonostante tutte le spiegazioni, le prove e le argomentazioni più logiche e inattaccabili che ne fanno evaporare il mistero e svelano il trucco nell’illusione, proprio come succede nel caso di Babbo Natale.
Si tratta di una posizione filosofica legittima, naturalmente, ma a un ateo il buon senso suggerisce in modo assolutamente convincente che una volta svelato il trucco del coniglio nel cappello, o semplicemente sapendo che di un trucco si tratta, risulta forzato, per non dire ridicolo, rimanere aperti all’ipotesi che, nonostante tutto, sia logico non escludere – perché non dimostrabile – che un coniglio effettivamente si sia materializzato dal nulla in quel cappello.

A mio avviso, la differenza tra un agnostico e un ateo sta quindi nella scelta dei rispettivi criteri epistemologici, di attribuzione della verità. Un agnostico, di fronte a [dio] (e presumibilmente a ben pochi altri soggetti) si ferma a una pura, astratta constatazione logico-filosofica, mentre un ateo affronta la questione con lo stesso approccio che riserva a qualsiasi altro argomento, applicando cioè il rasoio di Ockham per scartare semplicemente come false le ipotesi meno sensate, quelle che anziché chiarire le cose non fanno che complicarle. Per estendere la metafora, è un po’ come se l’agnostico prendesse l’idea scartata dal cestino di Ockham e insistesse a tenerla in considerazione, tutta stropicciata, accanto alle considerazioni più forti e fondate che spiegano [dio] in tutti i modi che ho elencato e molti altri ancora.

Personalmente, non vedo nessun motivo (che non sia sentimentale o di convenienza) per riservare un trattamento epistemologico particolare a questo concetto, peraltro filosoficamente molto debole, primitivo e davvero poco interessante. Le informazioni che ho raccolto nella mia vita e nei miei studi, ma soprattutto le semplici valutazioni di buon senso (quelle che fanno anche i bambini quando oppongono una naturale resistenza al passivo assorbimento di certi assurdi indottrinamenti) mi bastano e avanzano per decidere in tutta tranquillità che [dio] è una favoletta infantile (cosa accertata) e NON “una favoletta infantile E forse anche un’entità soprannaturale onnipotente”. Restare nonostante tutto aperto all’ipotesi della realtà di questa favola mi farebbe sentire anche un po’ ridicolo, come se dovessi sforzarmi di restare aperto riguardo all’esistenza di Babbo Natale nonostante, da adulto, ne sappia abbastanza per buttare questa ipotesi nel cestino di Ockham.